
Nei giorni più caldi di un anno che non è stato particolarmente caldo, mi preparo a riaprire la locanda dopo l’estate. Settembre non è il più crudele dei mesi, non è maturità dell’anno, non è neanche il posto in cui la brigata franca si può riposare. Settembre è semplicemente il mese in cui il paese si illude di riprendere il proprio ciclo produttivo. Iniziano le scuole, riaprono le aziende, ricominciano persino i corsi di nuoto e karate.
Per la mia crisi di mezza età mi sono regalato una chioma fluente. Non taglio i capelli da due anni e iniziano a essere abbastanza lunghi da coprirmi la faccia se c’è vento. Non ce li ho mai avuti così e non ho ancora imparato a gestirli. Li tocco troppo spesso e li porto a spasso come se non fossero miei. Sembra vanità e, forse, un po’ lo è.
Settimana scorsa il mercato del lavoro nazionale era spento nei box in attesa della partenza lentissima, che si sarebbe mostrata nei giorni successivi. Ne ho approfittato per fare un’operazione di analisi di alcuni fenomeni che qualcuno ha capito e qualcuno no. I cinque post di settimana scorsa, secondo me, andavano letti tutti insieme e parlavano tutti della stessa roba. Ho il sospetto che non l’abbia fatto quasi nessuno. Magari sbaglio.
Quell’esperimento non era né uno scherzo né una goliardata (se hai avuto il sospetto che lo fosse, sappi che o hai dei problemi cognitivi o sei, anche tu, “Satan’s spawn filling the world with bile and garbage”). Guardando gli effetti che ha sortito ho capito alcune cose che riguardano il comportamento degli individui. A volte ho riso fragorosamente perché la definizione di appartenenze e di vestiti ideologici mi diverte molto. Specie se fatta nella più ostentata inconsapevolezza.
Quell’esperimento mi ha anche insegnato alcune cose su di me. In questo modo ha contribuito a definire le nuove regole della casa. Ora le enumero e da questo momento in avanti diventano il nuovo manifesto di sparidinchiostro: il sistema di regole che violerò sistematicamente, ma in buona fede.
1) I buoni motivi per stare al mondo sono molti più di 1000. A me interessano quelli. Tutto il resto è insignificante. Se uno di quei buoni motivi non ti sembra abbastanza buono, ne possiamo discutere. Se quel buon motivo ti sembra insignificante, sentiti il polso: probabilmente sei morto.
2) Tutto ciò che è insignificante deve essere ignorato. Non voglio più parlare di merda, neanche per stroncarla. Il fatto chenon possa parlare di robe bellissime che non conosco e devo quindi trattarle allo stesso modo in cui parlo delle robe inutili è un danno collaterale. Tocca conviverci. La merda va ignorata perché se ci sguazzi troppo e per troppo tempo, quella ti mangia l’anima.
3) Non me ne frega niente dei fumetti e dei fumettisti. Non voglio avere niente a che fare con quelle robe e con quella gente. Mi piacciono delle cose fatte di parole e immagini e degli autori che realizzano quelle cose. Mi interessano addirittura delle imprese e dei movimenti che si occupano di quelle storie. Il fatto che quelle storie vengano commercializzate come fumetti e che quei narratori si definiscano, a volte, fumettisti genera solo ambiguità. Posso conviverci, perché so che chi fa merda non fa lo stesso lavoro di chi produce atti d’amore.
Ah… 4) Sono un moralista e non è male esserlo. Non sono né simpatico né buono, ma bontà e simpatia sono valori un po’ sopravvalutati.
24 agosto 2011 alle 08:06
Questa è casa tua e se la metti così non si può aggiungere niente: giustamente le regole te le fai come ti pare.
Non sono sicura che dovresti essere così drastico nel ragionamento sulla merda: non è detto che a sguazzarci dentro ti mangi davvero l’anima, e non è detto che l’insignificante vada sempre ignorato.
Parlo di me, immagino che io rientri perfettamente nella categoria di cui parlavi, di fumettisti che si definiscono tali e che producono merda – lo dico senza risentimento perché so che mi stimi.
Ecco, a tagliar le cose con l’accetta secondo me si rischia di perdere un po’ di cose, però forse hai ragione, ti risparmi di perdere tempo: lo capisco; un po’ però mi dispiace che pensi che io e molti miei colleghi ci mettiamo nella condizione di dare via la nostra anima così. Forse non siamo tutti provvisti di solida moralità, e non è detto che basti la passione a riscattare il proprio lavoro, però umanamente parlando spero non consideri quelli che “producono” fumetti come me coincidenti con le cose che fanno, e che a mio parere spesso sono cose per niente inutili…ma questo è un altro discorso.
Forse ho fatto un po’ di confusione, non lo so.
24 agosto 2011 alle 09:02
merda. io sono d’accordo, ma poi sicuramente non lo sarei sulla definizione di merda (abbiamo gusti parzialemnte diversi e siamo due rompicoglioni, ma diversi). Lo sarei in parte, e mi son assai divertita del tuo esperimento, è stata la cosa divertente dell’estate a parte tuffarsi a mare.
e non so quanto e come esperimento scientifico o casuale o gioco libero che poi ti ha ispirato…. non è importante. Concordo: occcorre fare quello che ci piace, soprattutto quando non è quello che ci schiavizza e mantiene, il lavoro insomma. Allora che cosa sia merda o solo inutile lo si decide personalmente, e ci rientrano anche acclamati capolavori e nessuno ti convincrà che non hai ragione tu a segarli (dico così perché il così penso riguardo a merde e a “capolavori”, tipo il palma res di cannes, per dire). @Pat, non credo e spero che Spari pensi che tutto quello che non gli piace sia merda. Se è così ecco il motivo per cui non si chiacchiera troppo incontrandoci. Ma comunque fosse, poi si beve un bicchiere quando concordiamo. In ogni caso sì, amo il fumetto, ma non me ne frega di difenderlo in quanto tale, così come la letteratura. O la poesia. O meglio: amo cinema letteratura e fumetto e poesia, perché ci siano le grandi opere, e anche quelle piccole, e quelle che non piacciono a me e ad altri sì, perché forse sono io che non le capisco 
cmq grazie spari!
24 agosto 2011 alle 09:25
Pat, Laura: i miei oltre 1000 buoni motivi per stare al mondo mica guardano ai ritmi di lavoro, ai processi di produzione, ai formati di edizione, alle periodicità e ai canali di vendita… Amo cose che hanno un impianto popolare strenuo e indefesso (Kamui den è meraviglia!).
Pat: non capisco cosa c’entra quello che fai con il brutto che mangia l’anima. Magari ho frainteso qualcosa.
24 agosto 2011 alle 09:32
” La merda va ignorata perché se ci sguazzi troppo e per troppo tempo, quella ti mangia l’anima.”
Pensavo che valesse anche per chi la “merda” la produce e disegna, mi sembrerebbe un ragionamento coerente.
Ma forse ho capito male anche io.
24 agosto 2011 alle 09:57
Pat: Avevo capito che ti riferivi a quella frase. La cosa che non ho capito è perché pensi che io creda che tutto quello che Bonelli produce sia merda. (ah… va da sé che le tue cose le guardo con attenzione)
24 agosto 2011 alle 10:08
Credimi se ti dico che se non guardi le mie cose in Bonelli non mi adombrerei, direi di più non mi interessa: so che guardi altro di quello che faccio (quel poco…).
Dai discorsi che fai di carattere generale non mi sembra che la Bonelli possa sfuggire alle definizioni negative che davi nel post, a partire dall’inutilità – che poi ti possa capitare di apprezzare singoli autori o albi per me non cambia molto, mi sembra anche normale che trovi belle cose, singole, all’interno di questa casa editrice.
24 agosto 2011 alle 12:19
spari, hai elencato un bell’ “anti-manifesto” in questo post.
in pratica non dici nulla davvero, e tutti possono infilarci le loro idee.
e in pratica non cambia nulla rispetto a come hai gestito il blog finora.
mi piace. la tua lucidità mi sorprende ogni giorno.
solo, e ci casco anche io, a volte dovremmo parlarci meno addosso. che quelle regole lì forse non serve proprio esplicitarle.
h.
24 agosto 2011 alle 15:06
diciamo pure che queste “regole” non sono tra le cose per cui vale la pena vivere.
24 agosto 2011 alle 17:49
“Il fatto che non possa parlare di robe bellissime che non conosco e devo quindi trattarle allo stesso modo in cui parlo delle robe inutili è un danno collaterale. Tocca conviverci.”
ma è un concetto difficilissimo, come hai fatto a scriverlo così bene…è stupendo, tu non puoi parlare di robe bellissimi che non conosci, ma riesci a trattarle come se fossero inutili! talento!!!
24 agosto 2011 alle 21:49
Harry, Gio: probabilmente avete ragione
Andrea: questo blog ospita talvolta i commenti di cherebroleso. E’ un genio assoluto e se non l’hai mai letto non puoi immaginare quanto. Se stai cercando di stupirmo con il caustico sarcasmo, devi impegnarti mooolto più di così.
25 agosto 2011 alle 07:05
io non sto parlando di me, e di quanto sono sarcastico e geniale con il mio accento argentino, sto parlando di un problema tuo con le similitudini. Cercavo di stupirti con i tuoi problemi così come sono, non c’è bisogno di farci sopra del sarcasmo per renderli evidenti agli occhi di chiunque, tranne ai tuoi evidentemente
25 agosto 2011 alle 07:25
Bhoff… Se non vuoi parlare di te non mi diverti e sei inutile.
Preferisci parlare dei miei problemi (che credi, evidentemente, di conoscere). I miei problemi sono di tre tipi:
1. li conosco e ci sto lavorando (sono quelli di cui parlo con i miei amici e, a volte, anche qui)
2. li conosco e non hanno soluzione (e quindi non sono problemi)
3. non li conosco né li percepisco (e quindi non sono problemi)
Dei tuoi problemi non posso dire niente: non vuoi parlare di te.
25 agosto 2011 alle 14:56
stavo parlando dei tuoi problemi con la lingua italiana. Facciamo così: te lo riscrivo io il punto numero 2.
“2) Tutto ciò che è insignificante deve essere ignorato. Non voglio più parlare di merda, neanche per stroncarla.”
(ok, fin qui ci siamo)
“Il fatto chenon possa parlare di robe bellissime che non conosco e devo quindi trattarle allo stesso modo in cui parlo delle robe inutili è un danno collaterale.”
eh???
Forse vuoi dire: Ci sono cose bellissime che non conosco. Se le dovessi ignorare non sarà per metterle sullo stesso piano di ciò che ritengo insignificante.
Questo è quel che mi pare di aver capito, ma con molta fatica!!! E non sto facendo del sarcasmo.
pace
25 agosto 2011 alle 15:50
Andrea: è una brutta frase, ma non è incomprensibile. Scrivo male? pace. Ci convivo. Tu invece devi stare qua a far la cronachetta di tutto quel che dico: forse mi vuoi far capire qualcosa di te.