
Ieri era ferragosto.
Ieri ero a Losanna a passeggiare con moglie e figli per questa città un po’ insulsa.
Ieri ho trovato in una libreria due volumi di Kamuiden di Sampei Shirato, fatti da Kana, 3000 pagine di fumetto che mi rendono orgoglioso di leggerne senza troppi pregiudizi.
Ieri ho postato questa cosa. E’, lo avrai capito, la recensione di un libro che non esiste. E’ un tentativo di satira e, anche, un esperimento.
Ho recensito un libro che non mi interesserebbe, edito da una casa editrice che reputo progettualmente agghiacciante, scritto disegnato e prefato da gente il cui lavoro preferisco ignorare.
Ho trovato quella copertina in un buzz di google e mi sono stupito a chiedermi come avessero fatto a produrlo in tempi così compressi. Poi ho capito che era un fake e ho riso, alle lacrime, per un quarto d’ora. Poi mi è venuta voglia di immaginarmi cosa ne avrebbe potuto scrivere un recensore di graphic novel.
E’ venuta fuori una cosa strana:
- un libro chiaramente merdoso,
- edito con approccio mangiacadaveri,
- realizzato da professionisti che, almeno in quel caso, si dimostrerebbero disposti a molto, se non a tutto, pur di avere un libro con il loro nome in copertina,
- recensito da un critico pompinaro che non ha paura di spendere le parole arte, poesia e onirismo, parlando di merda (che descrive puntualmente, enfatizzando la sua mertitudine).
Ieri, mentre cercavo di fare satira, ho fatto – incosapevolmente – un esperimento. Ecco i risultati numerici.
- Questo blog, nei giorni scorsi, ha avuto mediamente 150 pagine viste quotidiane (è agosto e la gente non va in ufficio)
- Quando è in forma viaggia tra i 250 e i 300 accessi al giorno. Robetta insomma.
- Ieri era il 15 agosto, ferragosto, il giorno di festa in cui i siti italiani toccano il minimo annuo degli accessi: questo blog ha avuto un migliaio di pagine viste.
E’ un dato che non dice nulla. Un numero. Non lo capisco, ma mi mette un po’ di tristezza.
16 agosto 2011 alle 07:41
Paolo, sinceramente non capisco perchè tu abbia qualcosa contro di me ed Andrea, non mi sembra che ti abbiamo fatto niente di male!
Fare una recensione falsa incensando il lavoro di persone che come dici te non apprezzi è cosa strana, non avevi proprio niente di meglio da fare?
16 agosto 2011 alle 08:15
Ci son stato a Losanna. Son salito sul campanile e mentre guardavo la città insulsa dall’alto le campane, a due passi da me, hanno cominciato a suonare. Non mi sono più ripreso. Amy non cantava ancora.
16 agosto 2011 alle 08:19
> Un numero. Non lo capisco, ma mi mette un po’ di tristezza.
forse dice che se inneschi una polemica, quella poi puntualmente ti paga?
(almeno in termini quantitativi)
16 agosto 2011 alle 08:50
In effetti non eri tu
16 agosto 2011 alle 08:55
Dici che i risultati delle visite ti mettono un po’ tristezza, e che questo è stato un esperimento: dunque in quest’ottica avresti voluto pochissime visite per evitare quella tristezza? Nulla sul contenuto di quei commenti, sul possibile motivo (o i possibili motivi) di tutte quelle visite?
16 agosto 2011 alle 09:28
Forse il confine tra la “satira” e la polemicuccia da web è così sottile, che chi crede di fare la prima in realtà inconsapevolmente scivola nella seconda? O forse piace vincere facile…
16 agosto 2011 alle 10:15
In effetti trovo triste che per aumentare le visite a un blog che tratti di fumetto si debba ricorrere a questi mezzi, ma la colpa è davvero solo del pubblico attratto dal facile scandaletto estivo? La finta recensione era sì interessante, ma il confine tra satira e gratuità è sottile. Perché prendersela con degli autori dicendo che “si dimostrerebbero disposti a molto, se non a tutto, pur di avere un libro con il loro nome in copertina”? La satira sull’editore, che ha un’immagine pubblica, ha senso, idem la critica a certe abitudini dei recensori italiani, ma attaccare gratuitamente due professionisti che non si sono in realtà mai distinti per aver realizzato instant-book o marchette… faccio fatica a vederci di più che dell’astio personale. E di siti costruiti sulle piccole antipatie ce n’è già abbastanza, no?
16 agosto 2011 alle 10:23
Io dico che se invece di assieparsi su un editoria morta che non riesce, per vari motivi, nè a mantenere il suo nocciolo di lettori nè a crearne di nuovi, bisognerebbe fare molti più esperimenti di questo genere. La comunicazione si evolve di pari passo con la società e anche e soprattutto per esorcizzare tipi comunicazione “malsani” sarebbe opportuno che questi espedienti si moltiplicassero per fare , magari, anche riflettere chi ha soldi da investire su nuovi ed innovativi metodi per attirare il pubblico.
Detto in soldoni? BEN VENGANO queste cose perchè se il pubblico anzichè metterle in un angolo le accettasse e “stesse allo scherzo” svilupperemmo molti più anticorpi nella selezione della comunicazione e gli attuali media non ci prenderebbero per i fondelli come fanno attualmente.
Personalmente trovo assurdo che qualcuno suggerisca cosa si dovrebbe scrivere di un libro…cosa dovrei pensare di chi impone un pensiero su un libro immaginaro?
16 agosto 2011 alle 11:30
Sembra la storia del simulato attacco alieno annunciato in diretta da Orson Wells: interessante esperimento mediatico sugli episodi di suggestione collettiva a partire da una causa di per sé assurda e decisamente surreale. Un po’ “fuori scala” anche questo focolaio da “the day after”, con conseguenti indignazioni e minacce di querele, successivi ad un episodio davvero minoritario, in un blog avente visibilità pressocché nulla (scusa Interdonato, sei carino e simpatico, ma è così, anche nel massimo splendore dello scoop scandalistico gli ascolti sono proprio pochini). Consiglierei ad autori ed editori una proverbiale frase, secondo me efficacissima; un bel: “Chissene!”. Concordo con Riccardo: questi episodi sono interessanti. Fanno alzare le antenne e fanno crescere il lettore, trasformandolo in un libero pensatore critico. E poi, Niccolò, lo sai che sei bravo: chettenefrega!
16 agosto 2011 alle 11:39
Silvia non è un fatto dedicato a come io percepisco il mio lavoro solo che non mi va che il mio nome ed il nome di altri venga usato in modo improprio da chi, e vorrei proprio sapere chi, si diverte a mettere zizzania su certe cose.
Non credo di aver mai fatto marchette del genere e nn sono il tipo da fare lo sciacallo sulle carcasse dei morti.
16 agosto 2011 alle 12:19
E il tuo pubblico lo sa. Mandali tutti a cagare e fregatene (io almeno farei così).
16 agosto 2011 alle 15:38
bello.
16 agosto 2011 alle 16:28
ahah!mi ero spaventata!pensavo ti fossi completamente rimbambito!
16 agosto 2011 alle 22:26
Se Storai adisse le vie legali, quale sarebbe la fattispecie di imputazione contestabile? Culto della personalità?
Sparidinchiostro, non avrai architettato tutto, polemica soprattutto, per rilanciare l’immagine di Storai?
16 agosto 2011 alle 22:27
Francis, sei un anonimo celebroleso, mi fai pena!
17 agosto 2011 alle 00:03
mi suona tutto giusto.
17 agosto 2011 alle 09:44
Ecco, nella polemica estiva di turno non poteva mancare Akab, adesso siamo apposto….ben venuto!
17 agosto 2011 alle 11:50
Posso capire la satira (e l’astio personale sotteso, prob) vs Becco Giallo, un po’ meno l’utilizzo dei nomi degli autori a mò di gogna. Sarebbe bastato inventarne di nuovi, magari parodiando. Capisco l’incazzataura di storai e non so se al suo posto mi tratterrei da fare una scappata da un avvocato (inutilmente, credo). Mi pare stia prendendo piede, in vari blog fumetti, una certa consuetudine allo sputtanamento reciproco per avere qualche visita in più
17 agosto 2011 alle 16:26
Niccolò, dio bono, ma fattela sta’ risata!
e dai che sei li che la tieni, fa ridere, via, fa ridere non c’è niente da fare, “fatta di musica”, dai, fa troppo ridere, io sarei contento di essere su quella copertina, al prossimo morto me ne faccio una sceneggiata da me.
Ancora complimenti, bello tutto, anche la recensione.
17 agosto 2011 alle 16:34
Gio, cambia spacciatore, poi ne riparliamo!
17 agosto 2011 alle 18:49
l’accusa di essere un abituale consumatore di droghe, con tutto quello che ne consegue (illegalità, inaffidabilità, ecc….) mi sembra molto più infamante di quella di essere coinvolto in un fake. Signor Storai, si aspetti una querela.
17 agosto 2011 alle 19:43
Gio, puppamelo!
17 agosto 2011 alle 22:34
“un anonimo celebroleso”! l’ho capita, sai, storai, ah ah: celebroleso! leso nella mia celebrità. Non posso che concordare. E la tua come sta? Tutti i miei riguardi.
17 agosto 2011 alle 22:43
Francis, stesso spacciatore di gio?
17 agosto 2011 alle 22:50
propongo seriamente di punire Interdonato costringendolo a recensire seriamente gli ultimi tre volumi di Storai e Laprovitera ed i prossimi tre, e propongo altrettanto di punire (forse, chissà, magari no, chissà) quantomeno Storai con la certezza di aver recensiti seriamente i suoi prossimi tre volumi da Interdonato.
17 agosto 2011 alle 22:51
Ma davvero Storai, non te la prendere così, non serve a niente. Se ti fa troppo incazzare leggere i commenti non leggerli. Te lo dico con il cuore in mano, stai drammatizzando la questione. Tra una settimana non se ne parlerà più, non resterà nessuna macchia sulla tua carriera di di disegnatore. Anzi, è un attestato di professionalità, il fake non avrebbe funzionato con qualcuno che non fosse un professionista riconosciuto.
E ora, tutti al mare!
18 agosto 2011 alle 01:20
Gio, continui a fumare troppo!
20 agosto 2011 alle 17:19
L’elemento importante di questa discussione è che l’ortografia corretta è “Welles”. Orson Welles.
Per il resto: Niccolò Storai, come già ha scritto Massimi Galletti, non è in gioco il tuo buon nome. Le conseguenze negative, semmai, le può provocare la tua reazione; comprendo la tua irritazione, ma ormai guarda e passa, non è successo niente né a te né a Laprovitera e avete ricevuto i giusti attestati di stima da chi sa bene che tipo di fumetti fate e come approcciate il vostro lavoro.
Coraggio e buon lavoro a tutti!
20 agosto 2011 alle 17:20
PS MassimO Galletti
20 agosto 2011 alle 22:19
Grazie Massimo,
hai ragione ed apprezzo quello che hai scritto.
21 agosto 2011 alle 13:21
Anch’io, come Marco Pillitteri, credo che l’unica cosa importante di questa discussione sia l’ortografia di Welles.
E non pensate che lo dica per tutelare un artista che può essere difeso solo da chi non ha occhi. Mi concentro su questo elemento perché lo ritengo fondamentale. Non ho cultura o intelligenza: solo capacità di vedere errori ortografici. Poi che tutto il resto sia detto, dalla gran parte degli intervenuti, con sintassi povera e costruzioni della frase da Gerry Scotti non mi interessa. Non lo vedo. Passo le mie giornate in Università e non ho tempo da perdere.
21 agosto 2011 alle 14:44
costruzioni della frase da Gerry Scotti
È sgrammaticato, Gerry Scotti? Non me ne ero nemmeno accorto.
Passo le mie giornate in Università
Non ho cultura o intelligenza
Il che spiega qualcosa dello stato dell’Università italiana.
21 agosto 2011 alle 18:06
Comunque a me il libro è piaciuto, ritirarlo dal commercio per qualche rufuso mi sembra anche un po’ da perfezionisti, con buona pace di Gerry Scotti.
18 ottobre 2011 alle 08:00
[...] Amy Whinehouse (è il mio tentativo di satira, non ne sai niente? non ci credo: guarda qui e qui). Quando ho letto i commenti ho pensato che il tipo fosse solo una persona noiosa. Poi ho scoperto [...]