STREEP: Bilancio

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Oggettivamente STREEP è andato proprio male. Non ci sono giustificazioni. Quell’esperienza è necessariamente al capolinea. Non ha senso continuare in quel luogo e in quel modo. Non ne ho ancora parlato con Tito (che per quell’idea si è sbattuto un sacco), ma bisogna prendere decisioni drastiche.

Intendiamoci, il Bitte è un bel posto: se riesci ad accaparrarti una delle panche esterne (non è difficile) e sei in buona compagnia, puoi chiacchierare, guardare ragazze bellissime (e, avendo le qualità fisiche e dialettiche, cercare di concupirle), bere birra, vino o Margarita. E puoi fare tutte queste cose fino a quando non è proprio ora di tornare a casa, ché in lontananza si vede incedere l’alba milanese.

Intendiamoci, gli incontri sono stati strepitosi per la qualità degli interventi. Cavazzano, Corona e Faraci hanno raccontato il fumetto Disney da angoli inaspettati; Rumor, Cajelli, Elfo e Stefanelli hanno detto cose interessanti su Milano e sulla sua produzione culturale; Barzi e Pasini hanno raccontato Diabolik benissimo e il gioco di soluzione di un problema criminale condotto da Gomboli e Faraci è stato affascinante e, in alcuni momenti, illuminante.

Io mi sono divertito tantissimo. Durante gli incontri e sulle panche.

Ciò nonostante STREEP è stato un fallimento. La serata maggiormente frequentata è stata quella con Cavazzano che, col suo nome importante e sapido, ha attratto 50 persone. Le altre due si sono arenate a numeri di pubblico realmente esigui: 25 per la serata sul racconto di Milano e una decina per quella su Diabolik.

Non so cosa non abbia funzionato. Faccio delle ipotesi:

a. La comunicazione degli eventi è stata inadeguata e chi avrebbe potuto essere interessato non ne sapeva nulla.

b. Non esiste il pubblico per quegli incontri, tanto è vero che durante Lucca comics – momento in cui all’interno delle mura c’è una concentrazione enorme di persone potenzialmente interessate – essi raccolgono qualche decina di spettatori.

c. Gli incontri non erano interessanti.

d. Il Bitte è un posto così difficile da raggiungere con i mezzi che tanto vale rinunciarci (e questo spiegherebbe perché tanti amici che hanno promesso di passare non si sono fatti vivi).

e. Un locale con una salda programmazione culturale avrebbe potuto fare leva su un battente di frequentatori affezionati: il Bitte si riempie quando fa i dj set. Conosco (e frequento) circoli capaci di occupare tutti i posti a sedere con un incontro sul canto delle mondine, sulle tecniche di coltivazione del carciofo o sulla deambulazione della mantide religiosa (tutti temi sicuramente interessantissimi, ma che – ammettilo! – rischiano di essere rivolti a una nicchia più esigua di quella dei lettori di storie con le figure).

A questo punto, posso permettermi l’analisi di due edizioni.

  • La prima (quella del 2009, dedicata al comics ournalism) ci aveva richiesto molto più sforzo: avevamo allestito una mostra che delineava una traiettoria storica di quelle forme di racconto; avevamo predisposto un punto vendita di libri selezionati e in tema con la mostra; avevamo pianificato incontri tra fumettisti e giornalisti e avevamo in programma un eventi più “spettacolari” tutte le sere (il reading conterto di Gipi, le esibizioni di disegno dal vivo di Bacilieri e Parisi e le Serate Bastarde della compagnia dei Dionisi). Eppure, anche in quella occasione, due delle cinque serate erano andate deserte. A questo va aggiunto che le tre serate andate bene non hanno coperto i costi di produzione.
  • Questa volta abbiamo cercato di minimizzare la spesa viva e abbiamo puntato tutto sulla forma degli eventi e sulla qualità degli ospiti. Neanche stavolta è bastato.

Ha senso andare avanti? Se sì, come?

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20 Risposte a “STREEP: Bilancio”

  1. Piero Pani Dice:

    “Conosco (e frequento) circoli capaci di occupare tutti i posti a sedere con un incontro sul canto delle mondine, sulle tecniche di coltivazione del carciofo o sulla deambulazione della mantide religiosa” … tenete il prossimo Streep in uno di questi circoli …

  2. Antonio Dice:

    È lo stesso dilemma che, in forma diversa, affrontammo io, Nicola Peruzzi e smoky man dopo Fumetterni di due anni fa.
    Il classico incontro non sembra più interessare il pubblico generalista: è un fatto. E non so come uscirne, senza snaturare l’essenza dell’incontro.
    Del resto, l’idea di trasformare la cosa in una specie di press conference pre-incontro di pugilato o di westling (puntando solo su personaggi controversi, per dire) mi pare una cazzata miope e poco sensata a lungo termine.
    L’unica cosa su cui riflettere è se non si è o si è stati vittima di troppa autoreferenzialità.

  3. Giacomo Michelon Dice:

    Indubbiamente il posto è piuttosto “nascosto”…se non lo conoscevi già prima, non lo trovi.
    Anche l’orario non aiuta…o fai 18-20 ( aperitivo ) o vai direttamente al dopocena, se no devi invitare direttamente tutti quanti a cena, però organizzi in un ristorante con menù e prezzo fisso, e temo che il costo non aiuti di certo l’affluenza.
    Pur essendo del mestiere non riesco a non trovare noiosi questi incontri, per questione di ritmo e mancanza di spettacolo.
    Forse bisognerebbe preparare una scaletta di domande che aiuti gli ospiti a rispondere il più rapidamente e sinteticamente possibile, magari col conduttore che di volta in volta si affianca al relatore tenendogli il microfono a giusta portata e cercando di “tappare gli eventuali buchi” nella conversazione. Siamo fumettari, non attori e nemmeno politici e molti di noi non sono abituati a parlare in pubblico.
    Mentre si chiacchiera a turno il disegnatore dovrebbe schizzare qualche suo personaggio o su un cavalletto grande o ripreso da una camera e proiettato, insomma il pubblico deve anche vedere qualcosa di attraente e conosciuto, ricordiamoci sempre che non siamo belle gnocche e che il pubblico conosce i personaggi e non le nostre facce. ( sempre che si voglia tentare di trascinare più gente “normale” e non solo nerd a questi incontri ).
    La presenza di tavolini e sedie posizionati di fronte al palco è fondamentale, mentre lì al Bitte c’è il vuoto e bisogna pigliarsi la sedia.
    Un open bar con prezzo politico e salatini da aperitivo milanese come si deve, aiuterebbe forse ancor di più.
    Offrire una birra / bibita gratis per giornalisti / fanzinari e bloggher che verranno e faranno l’articoletto il giorno dopo e magari pure il giorno prima.
    Per la propaganda internet va ovviamente benissimo, come locandine bene in vista nelle fumetterie della città dove si svolge l’incontro. Utilissimo sarebbe la collaborazione dei vari editori : che gli costa mettere una news nel loro sito internet che annunci la presenza del loro autore in quel dibattito/incontro?
    Sembra facile…
    ^__^

  4. Tito Faraci Dice:

    Un post corretto e schietto. Paolo non si nasconde dietro un dito, e neanch’io. Al più presto ne parlo anche da me…

  5. MicGin Dice:

    mi dispiace molto. avrei cercato di esserci venerdì sera, dato che il week end era già impegnato. ma poi sai cos’è purtroppo successo. la tua autoanalisi è apprezzabile, ma già suonava male lo strettissimo anticipo con cui avete comunicato l’iniziativa. inoltre, se il focus era su milano, occorreva un luogo più adatto, oppure serviva un coinvolgimento pieno, forte e convinto dell’arci cittadina, non solo del circolo.
    cmq non disperdetevi!

  6. rose Dice:

    ed ecco un rappresentante del pubblico non specializzato:
    1. non farò testo, che per gli spostamenti sono pigrissima, alla fine non sono venuta perché il Bitte mi è scomodo
    1 bis la formula “dalle 19″ invita a fare un salto a vedere come va (più che a passarci tutta la serata, che so, dalle 21) e funzionerebbe meglio con sede più centrale
    2. forse l’altra volta il programma era meno “accademico” e la stagione più propizia
    2 bis la sovrapposizione con il Miami può aver influito?
    PS perché non sono venuta neanche al primo Streep… ehm… forse sempre per il punto 1? (abbattetemi)

  7. Andrea Musso Dice:

    Non mi sarei perso la serata per nulla al mondo, per seguire son venuto da Alessandria e l’avrei fatto anche fossi stato a Roma.
    Bella l’atmosfera anche pre-evento e interessante, per chi non l’avesse già vista, l’intervista a Spigelman.
    Da appassionato non maniacale ho trovato la mia esperienza di venerdì molto godibile.
    Mi aspettavo ressa visti i nomi e il pubblico possibile di Milano, son rimasto stupito.
    D’altronde io non ne avrei saputo nulla se non per caso via twitter, forse il tallone è proprio nel metodo comunicativo.
    Appoggi ad associazioni in tema sono importanti, collaborazioni con chi può informare rapidamente molti appassionati sono centrali, un luogo che abbia già un suo calendario di attività è sicuramente d’aiuto.

    Venerdì notte prendo un caffè alle 3 appena tornato (purtroppo) e i primi tre amici che vedo non sapevano di Streep anche se conoscono gli ospiti di fama e uno di loro è un collezionista…
    Direi la comunicazione.

    Grazie per averlo fatto! :)

  8. adrianobarone Dice:

    Ciao, caro, qui Adriano.

    Io sono riuscito a venire solo a una delle tre serate (sabato), e mi scuso della cosa.

    Le stesse riflessioni che fai le ho fatte dopo “Milano a fumetti”, la rassegna che ho organizzato in Scighera, con presenze che sono variate dalle 40 (circa) presenze della prima serata alle circa 20 della seconda e della terza. I numeri non cambiano molto, purtroppo.

    Le serate di “Milano a fumetti” erano divise in base al tipo di proposta fumettistica a cui lavorano prevalentemente gli invitati: seriale (bonelliana/disneyana, prevalentemente sceneggiatori), indie (autori completi, con tanto di live painting di Akab e disegni in diretta proiettati su schermo di Paolo Castaldi e Christian Marra), mercato estero (USA e Francia). Lo dico solo per precisare che anche io avevo tentato di tematizzare le serate, e per capire se si sbaglia il modo di presentare questi eventi per avere più o meno sul riscontro di pubblico.

    Abbiamo usato i soliti canali di comunicazione della Scighera più i blog dei singoli invitati, alcuni dei quali molto visitati (Tito, Diego Cajelli, Stefanelli). Devo dire che i siti di informazione fumettistica tranne qualche eccezione NON ci hanno supportato minimamente.

    La Scighera è in Bovisa, e molti mi dicono che trovano la location scomoda. In ogni caso è un circolo culturale, dove di presentazioni di libri/dibattiti, ecc. se ne fanno molti, quindi in teoria avrebbe dovuto essere una location “giusta” per iniziative del genere. Invece…

    Quindi, nonostante io abbia lavorato senza budget, considero anch’io la mia iniziativa un fallimento.

    Le riflessioni che ho fatto?

    1) Comunicazione. Di più e meglio. Senza budget è difficile, ma resta un punto centrale su cui lavorare parecchio (parlo per me, quantomeno).

    2) Milano è comunque una città che offre tanto, a livello di eventi, e questo rende ancora più difficile attirare gente: la “concorrenza” è sempre tanta (sia durante la settimana, come fu per Milano a fumetti, sia nei weekend come è stato per Streep).

    3) E su questo punto l’ho menata e continuo a menarla a tutti i colleghi fumettisti di Milano: mancano le sinergie.
    Non esiste che Milano sia la città col maggior numero di fumettisti in Italia e non si faccia gruppo, che non ci sia un luogo “preferito” dove ci si ritrova tra fumettisti, non si facciano iniziative comuni, anche trasversali tra chi di noi fa altro oltre i fumetti (libri, arte, video).
    Tutti presi dal proprio ego, tutti a far prevalere scazzi o antipatie personali, e gruppo non si fa mai. E senza massa critica non si fa differenza.

    4) ma su questo spero di sbagliarmi: forse è vero che dei fumetti non frega niente a nessuno? Quando in Scighera ho invitato scrittori anche non molto famosi, con la stessa copertura di comunicazione, ho fatto molto più pubblico che nelle serate dedicate al fumetto. Boh.

    Vediamoci (magari in Scighera, dato che passi spesso?) e confrontiamoci dal vivo quando ti va.

  9. Ipofrigio Dice:

    Mancava la mostra, io almeno ne ho sentito la mancanza, ma se non è stato possibile c’è poco da dire.

    A me poi quel locale non piace, scuro e cavernoso com’è; inoltre ospitava, proprio all’ingresso, una mostra di pittura di cui tacere è bello, e, anche a locale semivuoto, con i pochi presenti che cercavano di mangiare e chiacchierare, diffondeva a volume stupido della musica idiota. Noto poi che, con una dozzina di presenti, a malapena c’era da sedere per tutti.

    Insomma, se Streep si potrà rifare, forse sarebbe meglio un altro posto.

    Ipofrigio</i

  10. adrianobarone Dice:

    Nel frattempo, sempre a Milano, si propone di creare un festival letterario…

    http://affaritaliani.libero.it/culturaspettacoli/milano_vento_cambiato_anche_per_cultura130611.html

  11. Snaporaz Dice:

    Oltre al resoconto dei miei cavoli che ho fatto nel blog, dico due cosine anche qui.
    Sì, il posto era inculato. Io che di Milano conosco solo il tragitto Cadorna-Duomo-Università Statale non avevo idea di dove fosse il Bitte, però mi ero segnato la via, in metropolitana ci sono le cartine, e trovare la metro giusta non è difficile. Se uno non ci arriva è perché, semplicemente, non ha voglia di arrivarci.
    L’evento è stato pubblicizzato poco, ovvero ne ho letto solo qui. Questo mi pare uno dei problemi più gravi e, insieme, dei più facili da risolvere (almeno in linea teorica). Una mail a Lo spazio bianco, una al Papersera, pubblicità sui blogs degli autori invitati, e magari su quei 3-4 blogs conosciuti da chi legge fumetti (poi, ovviamente, twitter e facebook, che però non frequento e conosco).
    L’orario non era dei migliori. Chi viene da fuori e non ha la macchina deve avere una buona dose di culo per non dover poi rimanere a dormire in stazione. Invece, per i milanesi può anche andar bene (ma chi erano i milanesi? Dei ragazzi – cioè il pubblico vero e proprio – che ho conosciuto venerdì, non ce n’era uno di Milano).
    Non esiste il pubblico per questi incontri. Non esiste davvero, e questo è un problema che va ben oltre le serate al Bitte. A Lucca ricordo che nemmeno Ortolani riempiva una saletta per gli incontri. Qui il rimedio è drastico o semplicemente non esiste.

    Osservazioni logistiche a parte, la serata di venerdì è stata ottima. Ospiti grandiosi e atmosfera perfetta. Non capita spesso di poter chiacchierare o cenare con Cavazzano.

    @Andrea: Hola! (se sei chi suppongo che tu sia).

  12. Stefano Dice:

    Ciao Simone, ciao Andrea (la foto è arrivata?)!
    Mi trovo a condividere buona parte delle (auto)critiche fatte da spari.
    il Bitte è bello come posto, grande e accogliente. Ma anche fuori mano. Ho dovuto prendere l”auto per arrivarci, cosa che a Milano non faccio praticamente mai. almeno c’era tutto il parcheggio possibile.
    Comunicazione? Poca. Io l’ho saputo perchè ho twitter, seguo questo blog, quello di Faraci e Diegozilla. Ma se il mio PC non avesse funzionato per qualche giorno non ne avrei saputo assolutamente nulla.
    Anche così, sapere che c’era Cavazzano.. mi immaginavo non dico la folla oceanica, ma almeno una partecipazione più consistente. Tolto qualche appassionato (pochissimi) il resto del pubblico era costituito da altri – amici, professionisti. Francamente mi ha fatto strano che una serata interessante come la prima e con ospiti di tale calibro sia stata quasi snobbata.
    Purtroppo, causa altri impegni, ho partecipato solo alla serata di venerdì. mi spiace molto che anche le altre due non siano andate bene.

  13. borisbattaglia Dice:

    a mio avviso è colpa della birra. costa troppo in quel cazzo di posto.

  14. sparidinchiostro Dice:

    Leggo tutto con molta attenzione. Non rispondo solo perché non ho molto da dire. Grazie a tutti.

  15. Tito Faraci Dice:

    http://titofaraci.nova100.ilsole24ore.com/2011/06/cronaca-di-un-naufragio.html

  16. Andrea Musso Dice:

    Dimenticavo!
    Un saluto a “Snaporaz” (si… sono io, quello alto e in carne che tracannava birra, fumava sigari con Cavazzano e, per motivi inspiegabili, indossava una maglia da rugby :) ).
    Un saluto a Stefano (foto arrivata e ringraziamenti mandati subito, preziosissima e attesa 30 anni).

    Da fuori i fans sembrano svitati, sfigati, strani (io son dentro, sia chiaro).
    Ci chiaccheri e sono agitati, eccitati dal grande incontro, focalizzati solo sui dettagli. Poi leggi il resoconto del viaggio e della serata (http://ipernefelo.blogspot.com), scritto dal nostro nuovo amico-fan, e scopri quanto sia profondo, acuto, intelligente e simpatico.
    Oggi hai tempo di scoprirlo re-incontrando tutti virtualmente e lo apprezzo.
    Una parentesi fuori organizzazione ma che punta l’attenzione sul pubblico.
    Ciao, alla prossima!

  17. gallo Dice:

    Volevo solo dire che avrei fatto di tutto nonostante l’argomento ven-dom poco accattivante, e nonostante l’assenza di mostra, ma mi hanno chiamato in extremis a fare il segretario a un seggio.
    Lo scrivo solo perchè avevo scritto che venivo, e sarei venuto..

  18. hugocabret Dice:

    in sintesi:
    - comunicazione molto tardiva e pressoché inconsistente (in un bailamme metropolitano come quello milanese poi… a volte manco si notano manifestazioni più ricche e con ben altro pompaggio )
    - orario completamente sballato (ci vuol tanto a capirlo?)
    - pubblico inevitabilmente non di massa che si riduce ancora di più se lo convochi in un buco di c£$% pressoché irraggiungibile
    - obbligo di tessera che scoraggia sempre la maggioranza di alcunché
    - assenza di mostre e/o qualcosa di più della palelolitica conferenza,
    - solita compagnia di giro che non invita certo chi ne è esterno ad allargare il cerchio… giustissimo il discorso delle sinergie e degli scazzi tra colleghi che manco si sognano di fare massa critica, ma se si va avanti così non s’inverterà mai la tendenza
    morale, è già un miracolo che siate riusciti a fare ben due edizioni!
    “meditate, gente, meditate”, diceva un cazzeggiatore professionista… ;-)

  19. sparidinchiostro Dice:

    hugocabret: hai un tono così saccente e sgradevole che mescolato all’anonimato furbino mi tenta al vaffanculo. Ciò nonostante frenerò questa pulsione.
    Solo una domanda: tu ci sei stato alla prima edizione? Perché un festival come quello a Milano (e in gran parte d’Italia non si era mai visto e il fatto che tu lo inserisca nel novero fa sospettare che tu non sappia di cosa stai parlando. Del resto non sai nenahce come ti chiami.

    Quanto al tema delle sinergie, mi interessano molto. Ma non con il mondo del fumetto. Perché quel mondo, inteso come sistema produttivo e dei consumi, non esiste.

  20. Clay Dice:

    Ciao, sarei un ipotetico spettatore(mancato).
    Ho conosciuto il tuo blog tramite Anobii, e quando accedo al sito mi ricordo di venire a dare una sbirciata ai tuoi interessanti post.
    Ma per qualche mese mi son dimenticato di passare, e devo dire che la comunicazione dell’evento è stata insufficiente.
    C’è un modo per vedere o leggere qualche stralcio degli interventi?
    In particolar modo sono affascinato dall’incontro su Milano.
    Lieto di passar da casa Spari, buona serata.

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