
Gatto e topo
Nel nuovo catalogo dei topipittori trovo un libro dal titolo programmatico: “Vorrei avere…”. E anche io, effettivamente, … Lo ha scritto Giovanna Zoboli e lo ha disegnato Simona Mulazzani (che è bravissima). Le due immagini riprodotte nel cataloghino sono bellissime e io lo voglio.
A me questa casa editrice di Milano sembra importantissima e incompiuta. E, di questa incompiutezza, mi dispiaccio moltissimo. Mi pare che facciano libri con le figure molto belli. A volte straordinari.
Ma, tutte le volte, i topipittori prendono questi libri, cui si dedicano con evidente amore, e li nascondono dietro fitte colonne di parole, attanagliati come sono da una paura fottuta delle immagini. Guardo questi albi e, tutte le volte, mi chiedo perché le figure, spesso bellissime e sufficienti, debbano essere al servizio di una logorrea ridondante e superflua.
Insultante.
Guardo la copertina del “Libro delle torte” di Giovanna Zoboli e Francesca Ghermandi e noto uno strilletto pedante che mi chiarisce che “non è un libro di ricette”. E, giuro, non è ironia né vuole esserlo.
Osservo mio figlio che impara a leggere su “Di notte sulla strada di casa” di Giovanna Zoboli e Guido Scarabottolo e lo vedo incastrarsi in una serie di scritte inutili e insignificanti.
Mi incaglio in un’estenuante paginetta di scuse per l’assenza di parole in apertura di un bellissimo libro di sole immagini di Maja Celija, “Chiuso per ferie” (da un’idea di Giovanna Zoboli… ma accendere idee agli autori non è il mestiere dell’editore?).
Mi annoio sulle pagine di due libri bellissimi (e che non dovrebbero tollerare la noia) di Antonio Marinoni, “Velluto” e “L’ora blu”: due giocattoli perfetti soffocati da verbosità insopportabile e dannosa.
Sono un lettore, marito di lettrice, padre di lettori, amico e fratello di lettori. La mia famiglia non rappresenta un campione statistico valido per nessuna indagine di marketing del mercato del libro (anche se esso è così asfittico e rinsecchito che noi, soli soletti, percentualmente incidiamo di brutto). Nei lunghi dopocena, a casa, ci lamentiamo anche di questi obbrobri. Anche se sappiamo che l’editoria vive di ossessioni malate.
Lo abbiamo capito.
Ciò nonostante, a casa, siamo tutti un po’ stufi di essere trattati da idioti.
Etichette: antonio marinoni, francesca ghermandi, giovanna zoboli, guido scarabottolo, maja celija, simona mulazzani, topipittori
8 aprile 2010 alle 11:18
Scusa, dico una cosa che non c’entra direttamente col tuo post.
L’immagine che hai messo, forse non proprio quella ma comunque una davvero molto simile, il gatto che mangia il topo insomma, è l’ultima cosa che ha disegnato mia nonna. Il tratto era incerto perché ormai faceva fatica a disegnare. Se n’è andata qualche giorno dopo, si chiamava Irene Ugolini Zoli.
Sul muro opposto a dove tengo il pc ho tre suoi quadri di tartarughe, che ho ritrovato in rete:
http://digilander.libero.it/alvarolucchi/ALTREO5.jpg
http://digilander.libero.it/alvarolucchi/ALTREO3.jpg
http://digilander.libero.it/alvarolucchi/ALTREO4.jpg
tutto qui,
ciao
12 aprile 2010 alle 08:37
[...] l’ho già detto: io quelli che hanno paura delle immagini non li sopporto proprio. Li guardo mentre sono [...]
4 maggio 2010 alle 15:14
[...] un blog dai toni sempre accesi (Spari d’inchiostro) è stato rimproverato a questo libro di avere troppo testo. Sono d’accordo sul fatto che [...]